Il Grotto

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Inserito nel nucleo “Ca d' Varanzén” la costruzione del Grotto Canvett risale a fine 1800 ca. La costruzione attuale rispetta le caratteristiche orginali del grotto.

Nel 1948 fu aperto per la prima volta al pubblico.

Tuttavia nel 1991 una ristrutturazione si è resa necessaria per poter rispondere ai criteri imposti dall’evoluzione igienico sanitaria. Dotato di un’ampia terrazza con una splendida vista su Malvaglia e le sue valli, è attorniato da altri grotti abbastanza ben conservati, dalla “Ca d’ Veranzén” (anno 1301), da un antico lavatoio coperto da tettoia (anno 1883) e da un torchio ad albero di grosse dimensioni (anno 1797). Al pian terreno (terrazza) trova posto la cucina e un piccolo cantinino dove vengono conservati e tenuti al fresco salumi, formaggi, verdure, vini e bibite consumati giornalmente al grotto. Al piano superiore, un’accogliente sala con camino, utilizzata giornalmente nel periodo primavera-autunno, quando le giornate si accorciano e la temperatura esterna non permette più lo sfruttamento della terrazza.

La pittura che si trova sulla facciata nord è opera dell’artista Attilio Balmelli (1887 – 1971).

Dalla primavera ad autunno inoltrato la proprietà che circonda il grotto è tappezzata da una ricca fioritura. Piante e fiori di ogni tipo esprimono lo splendore che la natura offre, incontrando il consenso, la curiosità e l’ammirazione degli ospiti presenti.

Che cos'è il grotto?

Costruzione rustica di piccole dimensioni situata normalmente contro pendii, sfruttando generalmente zone dove il terreno era franato secoli prima.

Nel passato il materiale utilizzato per la costruzione dei muri a secco e per la copertura dei tetti delle costruzioni fu sempre condizionato dalle caratteristiche geologiche dell’ambiente circostante. In molte zone si poterono sfruttare grossi massi e costruirci solo i muri di facciata. Il grotto era chiuso da una porta robusta per impedire ad animali o persone il ladroneggio di questa riserva alimentare.

Dal soffitto pendevano i ganci di ferro sui quali veniva appesa la mazza nostrana: salami, prosciutti, coppe e mortadelle. Alle pareti venivano incastrati degli assi che servivano come ripiani per appoggiarvi il formaggio e farlo maturare.

Anche per la conservazione del vino era provvidenziale il clima del grotto. Sbalordisce per la temperatura costantemente fresca tutto l’anno. Un frigorifero naturale, ecologico. Il raffreddamento è prodotto da gelide correnti d’aria che circolano tra gli spiracoli della roccia.

La sua efficacia è testimoniata dalla squisitezza dei prodotti maturati e mantenuti tra le mura di quelle cavità.

Nello spazio realizzato all’esterno si trovavano il tavolino e le panche di pietra sulle quali trascorrere al termine delle faticose giornate lavorative, qualche momento di piacevole e meritato riposo sorseggiando il buon vinello e gustando qualche fetta di salame tagliata parsimoniosamente.

L’abbandono di queste costruzioni, inestimabili testimoni di un mondo tramontato, porta alla scomparsa di una cultura alpina, dove la gente di montagna sapeva trarre dalla natura insegnamenti e soluzioni ai problemi quotidiani.

I grotti ci fanno riscoprire aspetti dimenticati del nostro passato.

Oggi il grotto ticinese ci offre l’opportunità di provare emozioni di convivialità culinaria e contatto umano di cui la vita quotidiana moderna e globalizzata ci ha privato.